Redditometro, decreto MEF in consultazione: novità e controlli su consumi e risparmi

Redditometro, decreto MEF in consultazione: novità e controlli su consumi e risparmi

Redditometro, consultazione fino al 15 luglio 2021 per il decreto del Ministero dell’Economia, chiamato ad aggiornare i criteri per i controlli fiscali. Dai consumi per alimenti, bevande e abbigliamento, fino a risparmi e investimenti, di seguito le novità in merito agli accertamenti del Fisco.

Torna il redditometro, in una nuova veste: il decreto del Ministero dell’Economia in consultazione fino al 15 luglio 2021 aggiorna i criteri per i controlli fiscali.

Il decreto disponibile dal 10 giugno 2021 rivede le regole per la determinazione sintetica dei redditi delle persone fisiche con il supporto dell’ISTAT, secondo quanto previsto dal decreto Dignità.

Dai consumi, passando per risparmi e investimenti, i controlli fiscali effettuati utilizzando il redditometro confrontano la capacità di spesa dei contribuenti in base ai redditi dichiarati, anche avvalendosi dei dati a disposizione dell’Anagrafe Tributaria.

L’accertamento dell’Agenzia delle Entrate partirà in caso di scostamento superiore al 20 per cento, e le nuove regole si applicheranno per la determinazione sintetica dei redditi a partire dal 2016.

Redditometro, decreto MEF in consultazione: novità e controlli su consumi e risparmi

Dal 10 giugno al 15 luglio 2021 le associazioni maggiormente rappresentative dei consumatori potranno inviare valutazioni, osservazioni e suggerimenti sul decreto relativo al nuovo redditometro.

Lo strumento adottato dall’Agenzia delle Entrate per i controlli fiscali sulle persone fisiche, disciplinato dall’articolo 38, quinto comma, del d.P.R. n. 600/73, è stato rivisitato dal decreto Dignità, all’articolo 10 comma 1.

Il decreto predisposto dal Ministero dell’Economia e delle Finanze individua quindi gli elementi indicativi di capacità contributiva per i controlli fiscali, elaborati mediante l’analisi di campioni di contribuenti e differenziati anche in funzione del nucleo familiare e della zona di appartenenza. Un lavoro che ha coinvolto l’ISTAT e che ora chiama in causa le associazioni rappresentative dei consumatori.

Dopo la chiusura della consultazione, prenderà forma il nuovo redditometro.

Cosa cambia e quali sono le novità previste dal decreto del MEF?

Il redditometro considererà quale elemento indicativo della capacità contributiva la spesa sostenuta dal contribuente e la propensione al risparmio, determinata anche mediante i controlli effettuati sui dati dei conti correnti contenuti nell’Archivio dei Rapporti Finanziari.

La capacità contributiva sarà individuata considerando le spese che caratterizzano i diversi aspetti della vita quotidiana. Si tratta di quattro macro categorie:

  • consumi (generi alimentari, bevande, abbigliamento e calzature; abitazione; combustibili ed energia; mobili, elettrodomestici e servizi per la casa; sanità; trasporti; comunicazioni; istruzione; tempo libero, cultura e giochi; altri beni e servizi);
  • investimenti (immobiliari e mobiliari);
  • risparmio;
  • spese per trasferimenti.

Particolarmente folta è la macro categoria dei consumi: i controlli sulla capacità di spesa del contribuente in relazione al reddito dichiarato verranno effettuati ad esempio sui generi alimentari e sulle spese per l’abbigliamento, così come sulle spese relative ai consumi per acqua, manutenzione della casa e riscaldamento o per l’acquisto di elettrodomestici, detersivi e pentole.

Come indicato nella Tabella A allegata al decreto, la prima fonte che verrà utilizzata per determinare gli elementi indicativi della capacità contributiva del contribuente saranno i dati presenti in Anagrafe Tributaria. In mancanza di informazoni, si terrà conto dei valori ISTAT rappresentativi per il bene o servizio considerato.

I controlli fiscali del nuovo redditometro saranno poi personalizzati: la tabella B individua le diverse tipologie di famiglie, suddivise a loro volta in relazione alla zona geografica di residenza.

Redditometro, spese di coniuge e familiari a carico imputabili al contribuente, salvo prova contraria

ùSaranno attribuite al contribuente, salvo prova contraria, anche le spese riferibili al coniuge e al familiare a carico.

Al contrario, resteranno fuori dal redditometro le spese per beni e servizi relativi esclusivamente ed effettivamente all’attività d’impresa, arte o professioni, a patto di avere idonea documentazione a titolo di prova.

Considerando tutti questi elementi, il Fisco determinerà il reddito del contribuente tenendo conto dei seguenti elementi:

ammontare delle spese che dai dati disponibili o dalle informazioni presenti nel Sistema informativo dell’Anagrafe tributaria, risultano sostenute dal contribuente;
ammontare delle spese correnti determinato sulla base di analisi e studi socio economici;
quota parte, attribuibile al contribuente, dell’ammontare della spesa per i beni e servizi considerati essenziali per conseguire uno standard di vita minimamente accettabile (c.d. “Soglia di povertà assoluta”) per una famiglia corrispondente alla tipologia di nucleo familiare di appartenenza;
quota di risparmio riscontrata dall’Agenzia delle Entrate;
quota relativa agli incrementi patrimoniali del contribuente imputabile al periodo d’imposta.
Redditometro, al contribuente il diritto al contraddittorio per la “prova contraria”
Se il reddito complessivo accertabile eccede di almeno un quinto quello dichiarato, in sede di contraddittorio preventivo o in fase successiva, così come nel corso del procedimento di accertamento con adesione, il contribuente potrà fornire elementi e circostanze idonee a dimostrare una diversa valorizzazione delle spese.

In sostanza, sarà possibile fornire prova contraria alle “accuse” del Fisco, per ridimensionare la pretesa tributaria.

Sarà quindi possibile provare che le spese sostenute sono state finanziate con redditi relativi a diverse annualità, esenti o soggetti a ritenuta o, ad esempio, che sono state pagate da altri contribuenti.

Sono queste le regole del nuovo redditometro che, una volta operativo, si applicherà per i controlli fiscali sui redditi a partire dall’anno d’imposta 2016.

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